From 06 / 11 / 2017 to 25 / 11 / 2017

Sala Storica | Novembre 2017

LA MOSTRA “TRADUCENDO…” SU FRANCO FORTINI SVELA AL PUBBLICO LA POLIEDRICITA’ DI QUESTO GRANDE INTELLETTUALE DEL NOVECENTO
L’allestimento, a ingresso gratuito, nella Biblioteca degli Intronati resterà aperto dal 4 al 25 novembre 

Nel centenario della nascita di Franco Fortini (Firenze 1917 – Milano 1994), Siena celebra la figura di un grande intellettuale. Tra gli appuntamenti organizzati direttamente dall’Università degli Studi di Siena anche la mostra “Traducendo…”, che sarà inaugurata sabato prossimo, 4 novembre, alle ore 9,30 nella Sala Storica della Biblioteca Comunale degli Intronati (via della Sapienza, 5),  in concomitanza con l’apertura, lì ospitata, della terza sessione del Convegno internazionale di studi dedicato a Fortini.

Si tratta di un allestimento bibliografico e documentario per far conoscere un altro aspetto, quello di traduttore, che ha caratterizzato  questo personaggio così poliedrico che ha lasciato un’importante impronta in ambito letterario come poeta, saggista e critico: lungo oltre mezzo secolo di attività di scrittore, infatti, Franco Fortini ha tradotto Goethe, Milton, Proust, Brecht, Kafka, Flaubert, Gide, Eluard, Döblin, S. Weil, Kierkegaard, Queneau e molti altri autori, antichi e moderni, in versi e in prosa. A questo lavoro, con pochissimi eguali nel nostro Novecento, ha affiancato una costante e innovativa riflessione sul tema della traduzione, affrontato nei suoi diversi aspetti: teorici, storico-culturali, stilistici. Non per caso è a una poesia intitolata Traducendo Brecht che Fortini consegnava, all’altezza di Una volta per sempre (1963), una sua ars poetica pregnante, in cui vissuto e scrittura (e natura e cultura) si doppiano senza requie, nel nome dell’autore tradotto e commentato per più di un ventennio, dagli anni Cinquanta fino alle Poesie di Svendborg (1976) da cui è tratta la poesia che fornisce il titolo al suo quaderno di versioni del 1982, Il ladro di ciliege. Di Brecht , infatti, Fortini è stato non solo il traduttore tuttora ineguagliato, ma l’introduttore, in senso più lato, nella cultura italiana (anche in termini militanti e propriamente “politici”).

L’appuntamento, ad ingresso gratuito, è promosso dalla Biblioteca Comunale degli Intronati e dalla Biblioteca Umanistica dell’Ateneo senese, e resterà aperto dal 4 al 25 novembre, dal lunedì al venerdì in orario 15-19 e il sabato dalle ore 9 alle 13.

Per l’inaugurazione interverranno: il critico letterario e scrittore Antonio Prete, già docente di Letterature comparate all’Ateneo senese, e il presidente della Biblioteca degli Intronati Roberto Barzanti.

 

Franco Fortini (pseudonimo di Franco Lattes) nasce a Firenze nel 1917 («ho l’età della Rivoluzione d’Ottobre»). Frequenta l’ambiente intellettuale fiorentino, con una precoce avversione per l’Ermetismo e l’antifascismo crociano. Considera Noventa, invece, suo maestro. Ebreo il padre, cattolica la madre, entrambi non osservanti, ebbe un’educazione laica. La lettura appassionata della Bibbia, di Calvino, di Barth e dell’esistenzialismo teologico sviluppano in lui una vocazione religiosa fino all’adesione, ventenne, alla Chiesa Valdese: «diventare cristiano – scriverà – fu il mio détour per diventare socialista». Laureato in Legge e in Lettere, nel 1941 è chiamato alle armi. Tra la caduta di Mussolini e l’8 settembre è nella Milano devastata dai bombardamenti, dove assiste al crollo militare e civile del Paese. Ripara clandestinamente in Svizzera: qui riceve da Silone nel ’44 la prima tessera del Partito socialista, che manterrà fino al ’58.

Dopo la guerra si stabilisce definitivamente a Milano. Tra gli animatori della rivista di Vittorini «Il Politecnico» (1945-47), è scrittore e appassionato ideologo, analista delle idee in quanto inseparabili dalle scelte morali e dall’azione politica. Diviso fra Marx e Kierkegaard, è nel lavoro culturale che situa il trait d’union tra politica e vita, tra noi e io. Fortini (che approda all’insegnamento universitario a Siena solo negli anni ’80), nel dopoguerra lavora come giornalista («Avanti!»), pubblicitario (Olivetti), consulente editoriale, insegnante in Istituti tecnici milanesi. Al lavoro affianca l’opera di poeta e traduttore, nonché una instancabile attività di saggista-critico, che, prima di collaborare a settimanali e quotidiani di ampia tiratura («Corriere della Sera», «L’Espresso», «Il Sole 24 ore», «Il Manifesto»), pratica principalmente, tra gli anni ’50 e i ’70, su riviste militanti: «Discussioni» (1949-53), «Officina» (1955-59), «Ragionamenti» (1955-57, la più fortiniana), «Quaderni Piacentini» (1962-84), forse il “luogo più ospitale”, la rivista che, pur con scontri e contrasti, più ha avuto da lui e più gli ha dato.

La sua produzione poetica e le sue scritture militanti confluiscono in molti volumi. Da Einaudi escono Foglio di via e altri versi (1946) e il diario di un viaggio in Cina Asia maggiore (1956); intanto traduce Kierkegaard e Simone Weil per Comunità, e successivamente tradurrà Proust, Éluard e, in collaborazione con la moglie Ruth Leiser, Brecht (di cui resta il principale mediatore per la poesia) e poi il Faust di Goethe. Nel 1957, all’indomani della rivolta ungherese, pubblica da Feltrinelli Dieci inverni 1947-57. Contributi a un discorso socialista, estremo tentativo di riannodare nell’autocritica il filo di un socialismo possibile, dopo le drammatiche delusioni seguite alle speranza suscitate dalla Resistenza. Tra i primi a cogliere i segni della modernizzazione capitalistica anche in Italia, negli anni ’60-’70 Fortini è uno dei “padri” della Nuova sinistra: prima e dopo il Sessantotto, ridefinisce radicalmente i rapporti tra intellettuali e potere in molti saggi e libri: Verifica dei poteri. Scritti di critica e di istituzioni letterarie (Il Saggiatore, 1965), I cani del Sinai (De Donato, 1967), Saggi italiani (De Donato, 1975), Questioni di frontiera. Scritti di politica e letteratura 1965-1977 (Einaudi, 1977). Raccoglie la produzione poetica in Una volta per sempre. Poesie 1938-1973 e Paesaggio con serpente. Versi 1973-1983 (Einaudi, ’78 e ‘84). 

Da Garzanti pubblica nel 1984 Insistenze. Cinquanta scritti 1976-1984, affilata critica del “nichilismo” pervasivo degli anni Ottanta, e, dopo la caduta del Muro, Extrema ratio. Note per un buon uso delle rovine. Del 1991 è Non solo oggi. Cinquantanove voci (Ed. Riuniti), “dizionario” di temi-parole-chiave di mezzo secolo di lavoro culturale. Attraverso Pasolini (Einaudi, 1992) riassume la lunga tormentata storia dei loro rapporti. Da Einaudi esce anche l’ultima raccolta poetica, Composita solvantur, nel 1994. Nello stesso anno Fortini muore a Milano il 28 novembre.

Del 2003 è il Meridiano Mondadori Saggi ed epigrammi (cura e introduzione di L. Lenzini). A vent’anni dalla morte, sono pubblicate in un Oscar Mondadori Tutte le poesie (cura e introduzione di L. Lenzini).  Carte e libri donati da Fortini (oltre cinquemila volumi) sono consultabili nella Biblioteca Umanistica dell’Università di Siena, ove opera il Centro Studi Franco Fortini, la cui rivista, «L’ospite ingrato», è edita dal 1998 da Quodlibet (www.ospite ingrato.org).

 

Traducendo Brecht

Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.

Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d’un poeta o mutarsi
in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa. 

Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia 
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi. 

Franco Fortini


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